AVO nasce da un bicchiere d'acqua

AVO Nazionale

Fondata nel 1975, AVO – Associazione Volontari Ospedalieri è un’organizzazione che opera su tutto il territorio nazionale per offrire un servizio volontario, qualificato e gratuito a favore delle persone malate, fragili o in difficoltà. Da cinquant’anni, migliaia di volontari AVO si dedicano ogni giorno a portare calore umano, ascolto e compagnia a chi si trova in situazioni di sofferenza o solitudine.

La missione di AVO

Le finalità dell’Associazione sono descritte nello Statuto nazionale, in particolare all’articolo 2, che definisce con chiarezza lo spirito dell’AVO:

  • Promuovere e sostenere l’azione diretta delle AVO locali e delle associazioni federate, per offrire una presenza amichevole agli ammalati attraverso un volontariato attento, qualificato e totalmente gratuito;
  • Contrastare la solitudine, il disagio e l’isolamento, offrendo dialogo e supporto umano durante la degenza ospedaliera o il soggiorno in strutture socio-sanitarie e assistenziali;
  • Collaborare con le strutture sanitarie e socioassistenziali, integrando con delicatezza e rispetto il lavoro degli operatori professionali, senza mai sostituirsi ad essi, con l’obiettivo comune di umanizzare i luoghi di cura.

Il cuore del servizio AVO è la presenza amichevole. I volontari offrono:

  • una parola gentile;
  • un ascolto attento;
  • una compagnia discreta;
  • un sostegno empatico.

La nostra attività è rivolta non solo ai pazienti ricoverati, ma anche ai loro familiari e agli ospiti delle Residenze per anziani, con l’intento di alleviare il peso della malattia e della solitudine.

L’AVO si impegna a mettere sempre la persona al centro, riconoscendone il valore unico e irripetibile, e lavorando per creare ambienti più accoglienti e umani all’interno delle strutture sanitarie.

AVO nasce da un bicchiere d'acqua

Tutto nasce da un bicchiere d’acqua

Un lamento proveniente da un letto di corsia nell’ospedale Niguarda di Milano, aveva attirato l’attenzione di un giovane medico che stava attraversando un reparto.

Era l’8 dicembre 1967 e il Dottor Erminio Longhini, all’epoca ricercatore universitario e facente funzioni di Primario nella divisione di Medicina interna, si avvicinò al letto in cui giaceva una donna che, con un flebile ma insistente gemito, continuava a chiedere un bicchiere d’acqua

Longhini rimase colpito dal fatto che quella semplice richiesta cadesse nel vuoto.

Le altre ricoverate erano indifferenti così come l’inserviente che, intenta a pulire il pavimento, alla domanda del Longhini: 
Scusi ma non sente che quella donna ha bisogno di aiuto?”
rispose bruscamente: “Dottore, se ogni volta che qualche malato ha bisogno di un bicchiere d’acqua io interrompessi mio lavoro, il pavimento rimarrebbe sporco. Non tocca a me questo compito!“. 

Quella dura affermazione fece riflettere Erminio Longhini che, tornando a casa in auto, rimuginava fra sé: “Forse è vero che non toccava a quell’inserviente soddisfare quella elementare esigenza di una persona anziana e sola”. 

Alla fine concluse ponendosi la domanda: “Ma allora a chi tocca?” che egli portò scolpita nell’anima negli anni che seguirono, durante i quali il giovane medico si ritrovava regolarmente con un gruppo di amici, definito Associazione Fondatori Corpo Volontari, uniti nell’impegno di dar vita a “qualcosa” che portasse solidarietà, aiuto materiale e sostegno morale a chi si trovasse nel bisogno. 

Nel 1968 Longhini divenne Primario della Divisione di Medicina d’urgenza all’Ospedale di Sesto San Giovanni e, dopo qualche anno, la fatidica domanda “A chi tocca?” trovò finalmente risposta: “toccava a quel gruppo di amici” creare un’associazione di persone che si sarebbero occupate di degenti negli ospedali, seguiti certamente con professionalità e responsabilità dal personale sanitario, ma spesso in ambienti spersonalizzanti in cui i malati erano assimilati a “corpi e organi da curare” e a “numeri di posti letto”.

Così nel 1975, L’AVO prese forma e fu costituita a Milano

Unisciti a noi!

La nostra presenza è semplice, ma preziosa. Non servono competenze straordinarie per diventare volontari AVO: serve desiderio di esserci per l’altro, voglia di condividere, capacità di ascoltare. Ogni incontro con una persona fragile è un’esperienza che arricchisce chi la riceve, ma anche chi la offre.